nuovi orizzonti - blog 11
La scelta è presa: nuova barca, nuove emozioni, nuovi obiettivi, nuovo mindset.
Prima cosa: capire come gestire il budget, la parte più difficile del progetto, a mio avviso.
Ho il seguente budget disponibile: costo dell’iscrizione alla Transat, assicurazione per la Transat, cargo di ritorno, ultimi lavori in cantiere, volo aereo di ritorno per me, trasporto della barca da Lorient a Genova per riportarla allo sponsor… più o meno EUR 15.000. Ok, che faccio, mi lancio? Sì. Non c’è alternativa: gli altri soldi arriveranno, me lo sento. D’altronde, chi non risica non rosica.
Come ciliegina sulla torta, sono diventata ufficialmente una senza tetto perché, per arte del risparmio, non avrei più avuto bisogno di una casa a La Rochelle, bensì a Les Sables-d’Olonne, per prepararmi alla Mini Transat. Dunque, non partecipando più alla Mini Transat, mi ritrovo a non avere una casa e a rimanere a La Rochelle più del previsto. Dai, è estate, si può vivere in barca: non fa così freddo. Le box con i miei pochi averi li metto in macchina, mentre cerco una soluzione.
Credo molto nell’arte della “visualizzazione”. Quando abitavo a Londra avevo un “vision board” in cucina, sul quale avevo attaccato delle foto dei miei “obiettivi” futuri. C’erano immagini di balene, orche, barche a vela, surf e di un cane. Beh, dopo anni di visualizzazione, ho nuotato con le orche e con le balene (il mio più grande sogno, dopo quello di provare a diventare una navigatrice solitaria), ho preso un magnifico cane e, beh, passo più tempo in acqua che a terra. Attribuisco questi successi al lavoro duro, ma anche, in parte, all’arte della visualizzazione.
Dunque, visualizzo di avere un budget completo e parto.
La barca arriva a La Rochelle e, dopo due giorni, la dovrò trasferire al porto ospitante della regata, dove incontrerò il proprietario della barca, La Fripouille, un maxi 6.50, numero 1061, per navigare 600 nm insieme. Fra l’altro, sarà la mia prima regata 100% in lingua francese: speriamo vada tutto bene!
Metto la barca in acqua, albergo, sistemo la tensione dell’albero, porto a bordo il materiale necessario, armo le vele. Domani si parte.
Ho ritrovato la felicità, l’entusiasmo, la gioia negli occhi, la soddisfazione nel portare a termine le piccole task, e domani sapremo se ho ritrovato anche la gioia nel navigare.
La mattina si parte per il trasferimento, in solitaria. Isso le vele, vento al traverso, 20 nodi. Rimango senza parole… che bomba! La barca è stabile, veloce, solida, asciutta, facile, incredibile. Mi viene da piangere, giuro. Per diversi motivi: per aver ritrovato la gioia e la curiosità nel navigare, per aver finalmente capito che un progetto Mini Transat non è solo una sofferenza come con il Wevo, per aver visto che anche io riesco a fare delle velocità supersoniche e che sì, è vero, è lo skipper che fa la differenza, ma cavoli se la barca aiuta.
Una navigazione magnifica. Probabilmente la cosa che mi stupisce di più è la stabilità della barca. Con il Wevo avrei straorzato già dieci volte con tutta randa, fiocco e gennak a 20 nodi di TWS, per di più sotto pilota. Splendido.
Ammetto però che mi devo abituare a queste velocità: devo abituarmi al fatto che la barca è solida, che posso spingerla e che non succederà nulla, finalmente.
Arrivo al porto ospitante della regata, iper-entusiasta, con un sorriso genuino e la passione che è tornata a splendere negli occhi.