momento di scelte - blog 10

Devo capire cosa fare, devo capire qual è la ragione per cui ho fallito il test di raddrizzamento. Non so più di chi fidarmi. Parlo con degli ingegneri che mi dicono che manca del peso sul bulbo, parlo con degli amici che mi dicono di lasciar stare, che non è una barca sicura, parlo con il mio “team” che mi dà una versione diversa, parlo con la mia famiglia che mi dice di lasciar perdere…

Risolvere il problema sarebbe stato estremamente costoso e, secondo l’accordo con il mio sponsor, sarei stata io a dover coprire i costi se loro avessero avuto un’opinione diversa sulla motivazione per cui il test di raddrizzamento aveva avuto esito negativo.

Ma, alla fine, la decisione deve essere mia. Dentro di me non ho mai — e giuro mai — vagliato l’opzione di lasciar perdere la Transat con Gigali. Ho sempre continuato a spingere verso l’obiettivo, vivendo ogni difficoltà come un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Eppure, questa volta, in realtà da qualche mese ormai, sentivo che la fiducia nei confronti di Gigali non c’era più, sentivo che la voglia di navigare con lei non c’era più.

Se la scelta fosse stata quella di virare su un nuovo progetto, il fatto di aver portato a termine questa regata, e dunque ufficializzato la mia qualifica alla Mini Transat, non mi faceva percepire questa decisione come un fallimento, bensì come una virata strategica verso l’obiettivo.

Dunque, dato che sono una maniaca della prevenzione, la mia idea era quella di terminare la Mini Transat 2025 con Gigali e avere una nuova barca competitiva pronta ad attendermi per la Transat del 2027. L’avevo già individuata, avevo già stilato il contratto e firmato per un affitto a partire dal 2027. La ricerca si era basata su diversi parametri, fra cui il fatto che la barca non partecipasse alla Transat del 2025, per averla pronta al mio ritorno e non dover attendere le tempistiche del cantiere (perché una barca di ritorno dalla Transat ha come minimo uno, se non due, mesi di lavori in cantiere), le tempistiche del cargo per il rientro in Francia, ecc.

Mi sono detta: provo a chiamare il proprietario della barca che avrei preso da gennaio. Se lui mi dice che ho la possibilità di prenderla da luglio, allora posso fare già diverse regate, la qualifica e gli allenamenti invernali. Se invece dovesse dirmi di no, allora forse è un segno del destino: continuare con Gigali. Anche perché coprire economicamente il costo della “rimessa in sesto” di Gigali sarebbe costato, a detta degli esperti, quanto un anno di affitto della nuova barca.

Il proprietario della barca mi dice: “Sì, sono disponibile ad affittarti la barca da luglio, a condizione che tu mi faccia navigare con te per la Puru, l’ultima regata del campionato francese: 600 nm che attraversano il Golfo di Guascogna.”

Mi sono data una scadenza di 48 ore per decidere. Mi chiudo nella stanza che avevo affittato a Douarnenez, con una serie di liste di pro e contro. Chiamo le persone di cui mi fido, ascolto i consigli di tutti, penso e ripenso, decido e cambio idea… ma alla fine, la decisione è presa.

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