LA PRIMA REGATA CON IL BOLIDE - BLOG 12
La PURU Transgascogne, come suggerisce il nome, è una regata di 650 nm divisa in due tappe.
La prima tappa parte da Port Bourgenay, in Francia, e arriva a Gijón, in Spagna; la seconda tappa torna verso la Francia passando dal nord della Bretagna, per allungare il percorso.
È una regata che si può disputare in solitario o in doppio.
Data la confusione dell’ultimo secondo, il proprietario della mia nuova barca, La Fripouille, si era iscritto come skipper, e dunque parteciperemo a questa regata in doppio: lui da skipper e io da co-skipper. Questo mi permetterà comunque di accumulare le miglia per partecipare alla Mini Transat 2027, quindi sono entusiasta.
Il proprietario della barca è un amatore, non ha una grande esperienza, ma soprattutto è francese, e parla solo francese.
Sarà quindi la mia prima regata totalmente in francese, con una persona con la quale ho conversato solamente per email e che si presenterà la sera prima della partenza. Ma, come si dice a Roma, daje tutta!
Non mi sono posta un obiettivo di risultato, data la mia pochissima conoscenza del nuovo mezzo, la mia ancor più scarsa conoscenza della persona con la quale navigherò e l’importanza di concludere la regata per ottenere le miglia qualificative.
Mi sono però preparata bene la meteo e cercherò di fare il meglio che posso, senza rischiare di compromettere il rapporto personale con il proprietario della barca e, soprattutto, senza rischiare di rompere qualcosa e compromettere la regata.
La meteo si preannuncia interessante: una depressione in arrivo sul Golfo di Guascogna ci regalerà un vento steso sui 25 nodi che ci farà attraversare il campo di regata al traverso.
3, 2, 1… top départ
Partiamo.
Io sono molto cauta, in quanto non conosco ancora le potenzialità della barca, ma comunque siamo nel gruppo di testa, e questo mi fa perdere velocemente i presupposti del “keep it chill” che mi ero prefissata prima di partire.
Prendo questa occasione per capire gli angoli e le velocità che questa barca può fare, avendo la flotta vicina.
Il vento aumenta sempre di più: arriviamo a navigare con 28 nodi stabili, raffiche a 30, a 110 di angolo reale al vento, e la barca vola.
Avevo una mano alla randa, tutto fiocco e tutto gennak. Forse avrei dovuto ridurre un po’ di più, forse una mano al fiocco non sarebbe stata male, ma la barca volava a 15 nodi di media, che come velocità media è davvero, davvero, davvero tanto.
Sono incredula per la stabilità della barca, per il fatto che risulti asciutta (il che vuol dire che la linea d’acqua della barca le permette di “spostare” l’acqua in planata e non fermarsi su ogni onda, imbarcando litri e litri di acqua che bagnano il povero skipper a bordo). È vivibile, comoda.
Per essere esplicativi al massimo: sulla povera Gigali (la mia vecchia barca) non mi era concesso staccarmi dal timone in una condizione del genere, non mi era concesso navigare con questa stabilità, ma soprattutto non mi era concesso neanche pensare di bere, mangiare o fare pipì.
Se si lasciava il timone in quelle condizioni, la barca straorzava in pochi secondi.
Quella notte, sulla Fripouille, misi il pilota per fare pipì, per mangiare, per andare a matossare correttamente, e la barca non ha mai straorzato. Non mi ha mai punita per essermi presa un minuto per me.
Quando lasciavo il timone, lei sapeva che io ero in procinto di fare qualcosa di essenziale per essere più lucida e dedicarmi pienamente a lei.
Ho avuto come la sensazione di essere uscita da una relazione amorosa tossica e finalmente essere nel processo di costruire una relazione matura, adulta, sana.
Questo benessere in navigazione mi ha permesso di avere del tempo da dedicare alla strategia di regata, a guardare la meteo e comparare le previsioni con la situazione attuale, per prendere una decisione strategica cosciente e ben pensata.
Decido di tenermi leggermente sotto la rotta, per poter fare velocità con un angolo leggermente più aperto e perché credo in una rotazione del vento successiva che mi permetterà di risalire verso la rotta diretta.
La notte trascorre a 15 nodi di velocità, tocchiamo i 18 di top speed. Piano piano spingo la barca sempre di più, perché lei me lo permette, ma soprattutto ci divertiamo — una sensazione con la quale avevo perso il legame.
È stato incredibile capire come, effettivamente, navigare con un mezzo leggermente diverso ti permetta di vivere la regata in un modo completamente diverso.
Ti dà la possibilità di dedicarti alla meteo senza doverne pagare le conseguenze a livello di pura navigazione, e di pensare per cinque minuti a te stesso, che sia per bere, mangiare o cambiarsi la cerata bagnata.
La mattina il vento diminuisce, come da programma: stavamo attraversando una dorsale di alta pressione, banalmente una zona senza vento che — prima la si attraversa, meglio è.
Attraversata la dorsale, inizia una navigazione di bolina fino all’arrivo.
Siamo a poche lunghezze da altre 5-6 barche, e a ogni virata le carte si rimescolano. Siamo con le prime tre barche della nostra categoria.
La Fripouille mi stupisce anche di bolina: ha degli spunti di velocità incredibili per un angolo al vento accettabilissimo per un Mini 6.50.
Dopo qualche virata capisco anche la posizione ideale per il “matosso” e guadagniamo incredibilmente in stabilità, riuscendo a tenere le vele a segno più a lungo.
Poco prima di mezzanotte arriviamo in porto: quarti di categoria.
Abbiamo attraversato il Golfo di Guascogna in poco più di 24 ore. Incredibile.
Faccio una doccia e vado ad aspettare i miei compagni di squadra che sono ancora per mare.
Nel frattempo chiacchieriamo con gli altri equipaggi della regata: della meteo, delle scelte strategiche e tattiche.
Mi rendo conto che questa è la prima regata in cui la navigazione è stata così “comoda”, da potermi dedicare a tutte le altre attività a mente lucida, dedicargli il tempo necessario, senza l’ansia della straorza dietro l’angolo, del rompere qualcosa, del farmi male perché la barca, come un cavallo impazzito, manovra senza avvisarti.
Non vedo l’ora di ripartire per la seconda tappa!