Imperia solo
Arrivati a Imperia, Nic è ripartito e sono rimasta sola con la Fripouille.
Mi sono abituata alla Francia, dove le istruzioni di regata sono disponibili giorni prima della partenza, i briefing (seppur unicamente in francese) sono chiari e anche le informazioni sul percorso. Qui in Italia è un po’ diverso: le informazioni sono molto ufficiose e poco ufficiali; si vocifera che il percorso verrà cambiato a causa del meteo, ma nelle istruzioni di regata non compaiono percorsi alternativi. È dichiarata possibile solo la variante oraria o antioraria del percorso (Imperia, Capraia, Giraglia, Imperia) in base alle condizioni meteo. Se si chiedono informazioni aggiuntive, si viene etichettate come le “femmine rompiscatole”… eh beh, forse è vero.
Avrei voluto prepararmi un po’ meglio, ma — parentesi polemica — il giorno prima della partenza ci viene comunicato che, a causa del vento eccessivo previsto all’altezza della Giraglia, il percorso è stato modificato: Imperia, isola del Tino, gate su Portofino, e ritorno a Imperia.
Da qualche mese ho iniziato a lavorare con Gianni Bianchini, che oltre a essere un essere umano da dieci e lode, è un esperto di sistemi meteo, e soprattutto ha la capacità di spiegare concetti non sempre banali in modo semplice e chiaro. Grazie a lui ho sviluppato una sensibilità meteo che prima non avevo e, semplicemente ascoltando le sue analisi, mi si chiariscono molte idee.
Nella Mare Nostrum la sua analisi è stata fondamentale per localizzare le depressioni ed essere sempre in grado di capire cosa stesse succedendo intorno a noi.
Dunque scendo in acqua con una chiara idea di cosa stesse succedendo a livello “macro-meteorologico” e anche con qualche spunto su come navigarci dentro.
Avevamo nuovamente una depressione al centro del “campo di regata” e, per la prima parte del percorso — da Imperia all’isola del Tino — avevamo la scelta di scendere un po’ più bassi rispetto alla rotta diretta (verso sud) per sfruttare la rotazione del vento successiva e navigare con più pressione, oppure andare dritti prendendo meno vento e sfruttando meno la rotazione.
Decido di giocarmi la rotazione e vado a sud. Il vento è più forte del previsto: 25-28 nodi con raffiche a 30, ma soprattutto le onde… enormi, ripidissime e frangenti.
Da spi max passo allo spi medio e metto due mani alla randa, ma la barca è stabilissima. Tocchiamo anche la nostra top speed di 19,7 nodi, giuro. Follia. Ammetto che fa un po’ paura correre così, almeno la prima volta: bisogna abituarsi. Non conosco ancora la Fripouille a fondo e non conosco ancora il suo limite, ma oggi abbiamo navigato benissimo e, seppur non rilassatissime, maciniamo 80 miglia in un pomeriggio e ci ritroviamo a girare l’isola del Tino la sera stessa.
Il passaggio dell’isola del Tino è stato davvero difficile. Quando prima mi lamentavo del voler avere le informazioni di percorso giorni prima, lo dicevo perché mi piace studiare il percorso: guardare le isole su Google Earth, sapere quanto sono alte, quanto distano, se sono illuminate o meno. Navigando senza cartografico è una questione di sicurezza riuscire a visualizzare il waypoint da girare, mentre a livello tattico sono informazioni chiave per decidere se passare vicino o lontano dall’isola, se l’isola può generare termica notturna, verificare la batimetrica per farsi un’idea delle onde…
Comunque… arrivo all’isola del Tino di notte e, da percorso, dobbiamo lasciarla a destra passando tra lei e l’isola di Palmaria, un passaggio di 0,2 miglia, con onda importante e il vento che chiaramente girava da tutte le parti e moriva a causa dell’isola. Il suono delle onde che si infrangono contro le rocce ed io a pochi metri da esse, non lo scorderò con facilità.
Passaggio fatto, ed ora seconda parte della regata: dal primo al secondo waypoint (Portofino). La decisione tattica da prendere è scegliere se tenersi sotto costa per cercare una termica notturna e avere un angolo al vento migliore, oppure andare fuori, dove al momento c’è più pressione. Decido di tenermi sotto costa e, chiaramente, il secondo — Viper, che spunta sull’AIS — si tiene più fuori. Normale: avrei fatto anche io lo stesso, a seguire non si guadagna mai.
Viper inizia a navigare leggermente più veloce, ma il vento ruota verso destra ed io sono abbastanza convinta della mia decisione.
Viper si alza molto: non so se perché Matteo- lo skipper- è andato a dormire lasciando il pilota in modalità vento, o se intenzionalmente decide di stare più esterno. Me lo domando, soprattutto perché Matteo è un local della zona, ma decido di concentrarmi sulla mia barca e sulla mia tattica. Dopo poco sparisce dall’AIS e non me ne preoccupo più.
La termica entra, tra l’altro molto instabile perché la costa è frastagliata e il vento è molto rafficato.
Armo prima il gennak, navigo veloce, poi faccio un peeling e metto lo spi max. Avvicinandomi al waypoint di Portofino il vento ruota nuovamente a sinistra e sto pensando se ammainare lo spi max o resistere un po’ e ammainare dopo il gate. Mentre combatto con questo pensiero, neanche a farlo apposta, il constrictor della drizza dello spi (lo strozzatore) esplode, e lo spi finisce in acqua. La cosa divertente è che nella mia to-do list c’era chiaramente scritto “cambiare i constrictor”, ma per motivi economici e logistici avevo rimandato. Spi completamente in acqua: ammaino fiocco e randa per fermare la barca e recuperarlo, chiaramente arrotolato intorno al timone, tagliato in due.
Ci penserò dopo: issa la randa, il fiocco, faccio il gate e mi metto in rotta verso Imperia. Che fatica.
Siamo di lasco (avendo una depressione al centro del campo di regata e dovendole girare intorno, il ritorno era di poppa). Essendo però vicini al suo centro, il vento non è particolarmente forte.
Spi max inutilizzabile. Ottimo: metto il medio.
Per 80 miglia navigo con la vela sbagliata e Viper non si trova da nessuna parte; ero convinta mi avesse passato. Non mi arrendo: provo a riparare lo spi max, ma non è possibile — almeno non ora, forse in veleria.
Dentro di me penso che più vicino alla costa sono, meglio è, per due ragioni:
mi allontano dal centro della depressione e teoricamente dovrei avere più vento;
se dovesse formarsi una termica diurna, ne trarrei beneficio.
Quindi via: bordo a terra e strambate sulle rotazioni del vento.
Taglio la linea d’arrivo un po’ dispiaciuta, perché cavoli, avrei voluto vincere. Il comitato di regata mi sembra un po’ troppo festivo per l’arrivo di un secondo. Simpatici però, penso.
Arrivo al pontile e non vedo nessuno. Chiedo dove siano le altre barche: il ragazzo mi sorride e risponde “ancora per mare”.
Il secondo è arrivato quattro ore dopo di me. Non mi aveva mai superato: era tutto nella mia testolina.
Un’altra vittoria per me e la Fripouille, ma soprattutto la nostra prima vittoria da sole: tutta un’altra soddisfazione.
Ora mi preparo per la qualifica: 1000 nm in solitaria, senza scalo né assistenza. Vorrei partire tra tre giorni.