qualifica, arrivo
«La Fripouille, solo sailor… dalla Guardia Costiera di Minorca. Ci riceve?»
«Sì, forte e chiaro. Avanti.»
«Mi dica il suo nome, il suo MMSI, dove si dirige e come sta a bordo.»
Rispondo a tutte le domande, pensando che mi stessero facendo un controllo: in fondo è curioso incontrare una barca di 6,5 metri che naviga da sola in un meteo relativamente avverso.
Dopo qualche minuto di interrogatorio scopro però il motivo della chiamata: il mio AIS aveva smesso di trasmettere e, nei due giorni in cui ho attraversato il Tirreno dalla Corsica alla Spagna durante la depressione, era impossibile rintracciarmi. Il telefono ovviamente non prendeva e l’AIS non trasmetteva.
Questo ha fatto allarmare diverse persone, che si sono attivate per cercare di rintracciarmi.
Questo episodio mi ha fatto riflettere molto.
Ho capito che noi navigatori siamo un po’ egoisti, nel senso meno bello della parola.
Nel mio piccolo mondo mi sono quasi sentita disturbata da questo gesto. Il mio primo pensiero è stato: sono io quella che ha faticato e gestito la difficoltà, e tu, comodo dal tuo divano, ti preoccupi e mi “disturbi” per soddisfare la tua preoccupazione.
Ma in realtà non dev’essere facile stare dall’altra parte dello schermo, senza alcun modo di comunicare o sapere come stiamo a bordo.
Paradossalmente, dev’essere più difficile per chi rimane a casa sul divano a guardare, che per chi è qui in mare.
La navigazione continua.
Mi rimangono Ibiza e Formentera, le isole Columbretes e infine l’arrivo a Barcellona.
Il peggio è passato. Almeno spero.
In una giornata passo Maiorca e Cabrera, e durante la notte arrivo a Ibiza, che mi regala una magnifica termica notturna di 10–15 nodi, perfetta per lanciarmi verso le Columbretes.
Tra la bonaccia, la depressione e la navigazione sotto costa, non ho praticamente dormito.
Sono davvero stupita di quanto il mio corpo riesca a mantenere lucidità con così poche ore di sonno.
In questi anni ho imparato a conoscermi: ho passato più tempo per mare che sulla terra. Ho capito che il mio corpo è molto efficiente nel sopportare poco sonno e anche poco cibo, ma è assolutamente incapace di gestire il freddo.
Quando in Atlantico facciamo allenamenti offshore in inverno, anche su navigazioni di poche centinaia di miglia, il mio corpo soffre terribilmente.
Per fortuna qui nel Mediterraneo, a fine settembre, fa ancora caldo e quindi resistiamo bene.
Arriviamo alle Columbretes, di notte, nella completa assenza di vento.
La mente ricomincia a vacillare. Per un attimo mi viene quasi voglia di buttarmi in acqua e nuotare spingendo la barca intorno a queste tre maledette rocce non illuminate.
Chiaramente scherzo.
Forse.
Non c’è nulla da fare.
Fino all’alba rimaniamo come paperelle alla deriva tra queste tre benedette rocce, finché finalmente un filo di vento ci permette di ripartire verso l’arrivo.
Barcellona.
Si instaurano 25 nodi di bolina, con un mare abbastanza formato.
La navigazione è scomoda, ma non mi interessa. Voglio solo arrivare.
E più vento c’è, meglio è.
Faccio due calcoli: dovrei arrivare nel pomeriggio.
Fantastico.
Se non fosse che, alle 16, il vento comincia a mollare.
Alle 18 muore completamente, lasciandomi a poche miglia dall’ingresso del porto, impossibilitata a entrarvi.
C’è anche un altro piccolo dettaglio: l’ingresso del porto di Garraf, la destinazione finale della mia qualifica, è incredibilmente stretto. A meno di avere il vento al traverso è praticamente impossibile entrarvi a vela.
E ovviamente io ho il vento di bolina.
Assolutamente impossibile entrare.
Alle due di notte si installa la termica notturna, disturbata dal maestrale che scende dal Golfo del Leone. Il risultato è un vento da E-NE, esattamente la direzione dell’ingresso del porto.
Di nuovo: impossibile entrare.
Passo tutta la notte fuori dal porto, navigando qualche miglio al traverso, poi strambo e ripercorro la stessa distanza nell’altro verso. Avanti e indietro.
Aspetto l’alba.
Spero che qualche marinero del porto di Garraf possa trainarmi all’interno.
La mattina, dopo l’ennesima notte insonne, chiamo il porto sul canale 09 della VHF e chiedo un traino.
Mi rispondono di sì.
Seconda qualifica completata.
Non mi sembra vero.
Ora devo solo scannerizzare tutti i documenti e inviarli alla Classe Mini per la convalida ufficiale.
Ma dovrebbe essere tutto a posto.