si inizia a navigare - blog 2

Barca pronta, in acqua, lista lavori imprescindibili depennata, manca solo una cosa: navigare!

Primo allenamento: freddo cosmico, pioggia, 23 nodi. "Easy start."

Prima sfida: uscire dal porto. I Mini sono barche che non hanno motore, quindi anche l'uscita e l'ingresso dal porto si fanno a vela, che, per quanto uno si possa definire marinaio, rimane comunque un momento di tacita tensione. In più, nella nostra simpatica location atlantica, c'è la discriminante corrente, che serenamente ti spinge contro il frangiflutti, se si vuole essere estremisti, o contro un'altra barca ormeggiata in pontile, se si vuole essere ottimisti.

L'allenatore, al briefing, ci dice di fare molta attenzione alla corrente molto forte e ci consiglia di scaricarci un'app attraverso la quale possiamo monitorarla. Ovviamente l'app è solo per l'interfaccia francese…

3, 2, 1, lasciamo gli ormeggi ed usciamo. Ammetto che è stato più semplice del previsto, considerata l'uscita di poppa (il vento viene da dietro, da poppa, rendendo la manovrabilità della barca più semplice). Questo vuol dire che il rientro sarà di bolina, ma ce ne preoccuperemo dopo. (Piccola spiegazione maccheronica per i non addetti ai lavori: non si può andare direttamente controvento, quindi se il mio punto di arrivo è esattamente nella direzione dalla quale proviene il vento, posso avanzare zigzagando, o bordeggiando, per avvicinarmi alla meta. È l'andatura più tecnica e impegnativa, perché la barca è inclinata e richiede regolazioni precise delle vele.)

L'allenamento è ben strutturato, l'allenatore ci segue spesso, facendoci dei video che ci mostrerà nel debrief, un percorso inshore improntato sulle manovre. Freddo cosmico, ma, forse sarà stata l'adrenalina, sopportabilissimo.

Mi mancava navigare. La parte meravigliosa di questo progetto è che lo skipper non è solo skipper, ma è elettricista, meccanico, meteorologo, manager, contabile, a capo della logistica e della comunicazione… A volte ci si perde nella moltitudine di attività che si dimentica l'obiettivo principale: navigare.

Per i successivi 4 giorni ci alleniamo tutti i giorni, con la flotta e con l'allenatore. Sono molto felice. D'altronde era quello che aspettavo da un anno. Mi è stata data la barca a marzo del 2024, una settimana prima della prima regata di campionato. Da marzo a fine novembre ho regatato non stop per accumulare un numero di miglia sufficiente per qualificarmi per la Mini Transat e, per quanto possa sembrare paradossale, questo è stato il mio primo allenamento.

Piccola parentesi sulla Mini Transat e su come ci si qualifichi. La Mini Transat è una regata di 4020 miglia nautiche (circa 7445 km) che parte dalla Francia e arriva ai Caraibi, passando per le Isole Canarie. È una regata in solitaria senza assistenza né comunicazione a terra. Per farvela breve, ci ritirano i telefoni in partenza e ce li consegnano all'arrivo. Per prendere parte a questa regata, bisogna qualificarsi – eh sì, ci sono più pazzi che vogliono intraprendere quest'avventura che posti disponibili per parteciparvi. Per qualificarsi bisogna:

  • Fare la "qualifica", ovvero un percorso di 1000 miglia nautiche (1.852 km), in solitario.

  • Una lunghissima serie di corsi (corsi di sopravvivenza in mare, corsi di primo soccorso, corsi VHF…).

  • Competere in una moltitudine di regate (sia nel Mar Mediterraneo che nell'Oceano Atlantico) per accumulare più miglia possibili rispetto agli avversari.

Torniamo a noi.

Finiti i 4 giorni di allenamenti ufficiali con il team, Giacomo ed io continuiamo ad uscire in allenamento quasi tutti i giorni, a lavorare sulla barca e ci siamo perfino dedicati una giornata in gita alle Sables d’Olonne per vedere l’arrivo del Vendée Globe.

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