Absolutely Absolute!

Non penso ci sia bisogno che ve lo dica, ma lo sport della vela è molto costoso!

A mio umilissimo avviso, in Italia abbiamo una concezione un po’ troppo elitaria di questo sport. Ci immaginiamo milionari con una coppa di champagne in mano, camicie di lino e brindisi negli yacht club di lusso.

Ecco, qui in Francia non è proprio così.

La course au large, come la chiamano loro, è uno sport selvaggio. Ti mette a nudo e ti lascia solo, a gestire il mare e, soprattutto, te stesso.

Gli skipper sono spesso personaggi piuttosto bizzarri: più pirati che atleti. Negli ultimi anni, con la professionalizzazione del settore, hanno assunto sempre più le sembianze di atleti veri e propri, ma questo non toglie che, per amare l’idea di trascorrere giorni e giorni da soli su una barca, mangiando da bustine di polvere e dormendo venti minuti alla volta, un pizzico di follia serva ancora!

Tutto questo, però, non cambia una cosa: la vela ad alto livello è uno sport costoso, esattamente come tanti altri sport professionistici.

E quando decidi di intraprendere una campagna oceanica, prima o poi devi fare i conti con la realtà.

Un piccolo problema: i soldi!

La mia storia con la vecchia barca e il precedente sponsor si è conclusa velocemente e inaspettatamente.

Ma io non volevo che finisse così, senza aver attraversato un oceano.

Non avevo i soldi per comprare una nuova barca, ma non avevo nemmeno il tempo di aspettare e vedere cosa sarebbe successo. Per partecipare alla Mini Transat, infatti, bisogna prima qualificarsi, e per farlo è necessario accumulare miglia e partecipare alle regate previste con la barca con cui si intende affrontare la traversata.

Non potevo permettermi di perdere tempo.

Così ho deciso di affittare una barca. Invece di affrontare un enorme problema economico tutto in una volta, avrei avuto un piccolo problema ogni mese.

Una soluzione tutt’altro che perfetta, ma che mi avrebbe permesso di continuare a navigare e di portare avanti il progetto.

Nei primi mesi avevo ancora qualche risorsa economica dalla campagna precedente. Ma verso la fine del 2025 i soldi cominciavano a finire.

E a quel punto, che si fa?

Si cerca uno sponsor.

Novembre e dicembre: il ritiro spirituale

A novembre e dicembre sono entrata in una sorta di ritiro spirituale.

Passavo le giornate davanti al computer, inviando email, preparando presentazioni, cercando contatti e provando a convincere qualcuno a credere nel mio progetto.

Non vi so nemmeno dire quante volte sono stata ignorata. E quante volte ho ricevuto un no.

A volte non ricevevo nemmeno una risposta. Altre volte arrivava un rifiuto gentile, magari accompagnato da qualche parola di incoraggiamento.

E poi si ricominciava.

Una nuova email, un nuovo contatto, una nuova presentazione. Ancora e ancora.

Quando cerchi uno sponsor, devi imparare a convivere con l'incertezza. Puoi avere un progetto bellissimo, una buona storia da raccontare, risultati sportivi interessanti e tutte le motivazioni del mondo, ma questo non significa che qualcuno deciderà di investire su di te.

Alla fine, però, basta un sì. Quello giusto.

E così, a novembre, ho iniziato a parlare con Absolute Family Office.

Gli scambi erano piuttosto essenziali, senza troppi giri di parole. Poche chiacchiere, concretezza e tanta voglia di capire se ci fossero le basi per costruire qualcosa insieme.

Chissà, mi chiedevo, andrà davvero in porto?

A marzo 2026 ho firmato il contratto.

Avevo trovato qualcuno che credeva in me e che voleva sostenere il mio progetto.

Non ci potevo credere.

Absolutely Absolute!

E qui arriviamo ad Absolute Family Office, il mio main sponsor.

Per qualcuno, una campagna di vela potrebbe sembrare un progetto lontano dai grandi temi sociali, ambientali o umanitari. Non sto salvando una specie animale in via d’estinzione, né sto raccogliendo fondi per bambini affetti da patologie cardiache.

Sto cercando di attraversare l’Atlantico da sola, su una barca di 6,50 metri.

Ma per me questa non è una cosa da poco. È una parte autentica della mia vita, qualcosa che mi ha portata a diventare la persona che sono oggi.

La vela non è soltanto uno sport che pratico. È una realtà in cui ho investito anni, energie, sacrifici e una quantità di tempo che probabilmente sarebbe difficile spiegare a chi non ne fa parte.

Ed è proprio per questo che sento di poter rappresentare in modo autentico una realtà che ha deciso di credere in me.

Due mondi, più vicini di quanto sembri

C'è un altro aspetto di questa storia che mi sta particolarmente a cuore.

Prima di dedicarmi completamente alla vela, ho trascorso otto anni nel mondo degli investimenti finanziari. Ho studiato finanza a Londra e lavorato nel settore, occupandomi di investimenti e mercati finanziari.

A prima vista, finanza e vela oceanica sembrano due mondi completamente opposti.

Da una parte, uffici, modelli finanziari, investimenti e numeri. Dall’altra, oceano, vento, onde e una barca di sei metri e mezzo.

Eppure, più ci penso, più mi rendo conto di quante similitudini ci siano.

Lavorare nei fondi d’investimento mi ha insegnato moltissimo sulla gestione del rischio, sull’importanza del tempo, sulla diversificazione e sulla necessità di prendere decisioni con una mentalità strutturata, a volte persino matematica.

In mare, questi concetti tornano continuamente.

Il rischio non si elimina: si gestisce. Il tempo è una risorsa preziosa. Ogni decisione comporta un compromesso. E affidarsi a un’unica strategia, senza considerare le alternative, può rivelarsi un errore.

Naturalmente, la vela richiede anche intuito, esperienza e capacità di adattarsi a situazioni che nessun modello può prevedere completamente. Ma la preparazione finanziaria che ho ricevuto rappresenta una parte importante del mio modo di affrontare le sfide.

Per me, l’autenticità è fondamentale.

E sento di poter entrare in sintonia con Absolute Family Office proprio perché, pur operando in mondi diversi, condividiamo una realtà concreta, fatta di decisioni, responsabilità, visione e obiettivi.

Non voglio semplicemente avere un logo sulla barca. Voglio che la collaborazione abbia un significato, che racconti una storia vera e che rappresenti qualcosa in cui entrambe le parti possano riconoscersi.

Ed è questo che rende questa partnership così importante per me.

Guardando indietro

Se mi guardo indietro, a poco meno di due anni fa, faccio fatica a credere a tutto quello che è successo.

Non avrei mai immaginato di arrivare ad avere un main sponsor, una barca competitiva e la possibilità di bussare alla porta del centro di allenamento di Lorient, uno dei punti di riferimento più importanti in Francia per la course au large.

Che poi, possiamo dire che sia il miglior centro di allenamento al mondo?

Non lo so. Lasciamo decidere ai risultati!

Quello che so è che, fino a poco tempo fa, tutto questo sembrava incredibilmente lontano.

Ci sono stati momenti in cui non sapevo come avrei pagato la barca il mese successivo. Momenti in cui mandavo decine di email senza ricevere risposta. Momenti in cui dovevo trovare una soluzione senza avere la certezza che avrebbe funzionato.

Eppure, ho continuato.

Non perché fossi sicura che sarebbe andato tutto bene, ma perché sapevo che, se avessi smesso di provarci, sicuramente non sarebbe successo nulla.

Credere nei propri sogni

Non voglio raccontarvi la solita storia secondo cui basta sognare qualcosa perché si realizzi. Sarebbe bello, ma sappiamo tutti che non funziona così.

Credere nei propri sogni non significa aspettare che le cose accadano. Significa lavorare per renderle possibili, anche quando non hai tutte le risposte, quando hai paura e quando i risultati tardano ad arrivare.

Significa accettare che ci saranno porte chiuse, errori, momenti di sconforto e giornate in cui ti chiederai se ne valga davvero la pena.

Ma significa anche continuare a cercare una soluzione, imparare dai propri errori e avere il coraggio di chiedere aiuto quando serve.

Io non so ancora dove mi porterà questa avventura. So soltanto che, poco alla volta, sto costruendo qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.

E oggi posso dire di avere una barca competitiva, un main sponsor che crede nel progetto e la possibilità di allenarmi per inseguire il mio obiettivo: attraversare l’Atlantico da sola e competere nella Mini Transat.

Perciò, se c’è una cosa che vorrei lasciarti con questo racconto, è questa: credi nei tuoi sogni, ma soprattutto dedicati a loro con tutto quello che hai.

Non esiste una garanzia di successo. Non basta volerlo, e non tutto dipende da te. Ma se lavori con costanza, cerchi le opportunità, impari dagli errori e continui a provarci anche quando le cose si fanno difficili, puoi arrivare molto più lontano di quanto avresti immaginato.

E, qualche volta, tra tutte quelle email senza risposta, arriva anche il sì giusto.

Il mio, a marzo 2026, si chiamava Absolute Family Office.

Absolutely Absolute!

Avanti
Avanti

Pornichet Select: quando pensi di aver capito tutto… cambia qualcosa!